di Anna Vanzan*
Faezeh Hashemi Rafsanjani è stata condannata: ma tifo per lei. Ce la farà, la Faezeh che conosco non s’arrende a niente.
E’ entrata nella scena pubblica giovanissima, a 16 anni, con la sua campagna per favorire l’accesso delle donne allo sport, delle iraniane, e delle musulmane che vogliono praticare un’attività fisica protette dal velo. E c’è riuscita.
Si è candidata alle elezioni del 1996, ed è entrata in Parlamento, raccogliendo il secondo punteggio più alto fra i candidati in lizza nella sua città, Tehran. Anzi, In realtà, si dice avesse raggiunto lei il maggior numero di voti, ma sarebbe stato impensabile anche solo dichiarare che una donna aveva scalzato l’influente esponente conservatore del clero Nateq- Nouri…
Nel 1998 fonda anche il primo quotidiano femminile del dopo rivoluzione, “Zan” (Donna, 1998), che diviene il luogo nel quale le iraniane posso dare finalmente voce ai loro problemi. In breve, la testata raggiunge le 40mila copie al giorno. Il giornale si lancia in campagne tese a criticare quelle leggi iraniane lesive dei diritti femminili. È proprio una di queste campagne a decretarne la chiusura: nel dicembre 1998 la rivista pubblica un’intervista a Sa‘ud al-Maula, segretario generale del Comitato nazionale per il dialogo cristiano-musulmano in Libano, ove il teologo libanese lancia un attacco contro il governo di Tehran, accusandolo di imporre non solo il velo alle sue cittadine, ma anche la religione quale ideologia di Stato.
Il giornale viene chiuso, ma, nel frattempo, ha lanciato pure la campagna per incoraggiare le donne a candidarsi per l’Assemblea degli Esperti che ha il compito di eleggere ed eventualmente costringere alle dimissioni il Leader Supremo, supervisionandone l’operato. Centinaia di donne accolgono l’invito e si candidano, e, anche se le candidature non vengono accettate (per “incompatibilità” con la Costituzione), il dado è tratto e le donne continuano caparbiamente a spingere sulla frontiera del potere politico.
Ritroviamo Faezeh Hashemi attiva nell’Onda Verde, le immagini sui blog l’immortalano mentre galvanizza la folla degli oppositori, o partecipa alle marce circondata da gadget verdi. Viene arrestata mentre parla ai manifestanti, ma già da tempo era nell’occhio del ciclone, soprattutto dopo la sua intervista alla televisione iraniana rilasciata a ridosso delle elezioni, in cui aveva dichiarato che «le donne iraniane sono più indietro delle afgane e delle irachene» scatenando infinite polemiche.
Ora, la nuova minaccia di sei mesi di carcere. Forza Faezeh, tifiamo tutti per te.
(*) Islamologa








